Dal recettore periferico al cervello: perché il dolore è una risposta intelligente
Il dolore è spesso vissuto come qualcosa da combattere, eliminare o zittire il più velocemente possibile.
Dal punto di vista biologico, però, il dolore non nasce per farci soffrire, ma per proteggerci.
È un segnale, un linguaggio attraverso cui il sistema nervoso comunica che qualcosa richiede attenzione.
Per comprenderlo davvero, è necessario capire come nasce e come viaggia all’interno del nostro corpo.
Cos’è il dolore dal punto di vista neurofisiologico
Il dolore non è un evento che avviene nei tessuti, ma un’esperienza che viene costruita dal sistema nervoso centrale.
I tessuti periferici possiedono recettori specializzati, i nocicettori, capaci di rilevare stimoli potenzialmente dannosi di tipo:
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meccanico
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termico
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chimico
Questi recettori non producono dolore, ma generano segnali elettrici che viaggiano verso il sistema nervoso centrale.
Il dolore emerge solo dopo l’elaborazione centrale di queste informazioni.

Le vie nocicettive: come il segnale raggiunge il cervello
Una volta attivati, i nocicettori trasmettono l’informazione attraverso fibre nervose (Aδ e C) che entrano nel midollo spinale tramite le radici posteriori.
Qui avviene una prima elaborazione importante:
il segnale può essere amplificato, modulato o inibito già a livello midollare.
Dal midollo, l’informazione nocicettiva risale verso l’encefalo attraverso specifiche vie ascendenti, tra cui la più rilevante è la:
–> Via spinobulbo-talamica
Questa via rappresenta una delle principali strade attraverso cui il dolore raggiunge il cervello.
Il percorso, semplificando, è il seguente:
nocicettori → midollo spinale → tronco encefalico (bulbo) → talamo → corteccia cerebrale
Il talamo svolge un ruolo cruciale:
è una vera e propria centrale di smistamento che indirizza l’informazione verso diverse aree corticali, permettendo al cervello di:
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localizzare il dolore
-
valutarne l’intensità
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attribuirgli un significato emotivo
Il dolore, quindi, non è mai solo “fisico”: coinvolge sempre anche una componente percettiva ed emotiva.
Dolore acuto: un sistema di allarme efficiente
Nel dolore acuto, questo sistema funziona come un allarme ben regolato.
Il segnale nocicettivo indica un potenziale danno, il cervello produce dolore e il corpo modifica il comportamento per proteggersi.
Il dolore acuto ha una funzione precisa:
limitare il movimento, favorire la guarigione, prevenire ulteriori danni.
In questo contesto, il dolore è utile e necessario.
Quando il sistema si sensibilizza
In alcune condizioni, però, il sistema nocicettivo diventa più reattivo.
Le vie del dolore iniziano a rispondere in modo esagerato anche a stimoli non pericolosi.
È ciò che avviene nel dolore persistente o cronico.
Il sistema nervoso centrale entra in uno stato di sensibilizzazione, in cui:
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la soglia del dolore si abbassa
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le vie nocicettive sono più eccitabili
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il cervello interpreta segnali innocui come minacciosi
Il dolore non segnala più un danno tissutale in corso, ma uno stato di iperprotezione del sistema.

Perché “spegnere” il dolore non basta
Se il dolore è il risultato di un sistema ipersensibile, eliminarlo senza intervenire sulle cause può essere inefficace o temporaneo.
Il sistema nervoso continua a percepire minaccia.
Di conseguenza, continua a produrre dolore.
È per questo che un approccio puramente sintomatico spesso non risolve il problema a lungo termine.
L’approccio osteopatico: modulare, non sopprimere
L’osteopatia lavora creando condizioni di sicurezza per il sistema nervoso.
Non si limita a trattare il punto dolente, ma interviene su ciò che può mantenere attive le vie nocicettive:
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rigidità articolari
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tensioni muscolari inutili
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alterazioni del respiro
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scarso recupero
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sovraccarichi funzionali
Attraverso il trattamento manuale, il corpo riceve informazioni diverse:
più movimento, meno minaccia, maggiore adattabilità.
Questo permette alle vie del dolore di ridurre la loro reattività.